Prof.ssa Ilaria Tresoldi, MD, PhD
Responsabile scientifica del progetto ADLER Med e dello sviluppo dei programmi dedicati a prevenzione, benessere, medicina estetica e longevità.
Sono medico chirurgo, esperta in medicina rigenerativa, medicina estetica, ortopedia conservativa e riabilitazione funzionale avanzata. La mia formazione si è arricchita di esperienze internazionali presso la University of Illinois at Chicago, l'Université de Lille e la Aarhus University, e negli anni ho affiancato all'attività clinica la ricerca, con numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali.
A questo percorso si è unita l'esperienza maturata in contesti di Luxury Medical Spa, dove ho imparato che il rigore clinico non è in contrasto con l'accoglienza: ne è, anzi, la premessa più autentica.
Il mio approccio nasce da un'idea precisa di medicina rigenerativa, intesa come capacità di guardare al corpo nella sua possibilità di ripararsi e rinnovarsi, anziché fermarsi al sintomo. Significa occuparsi della qualità dei tessuti, dell'infiammazione, del recupero funzionale e delle abitudini quotidiane, intrecciando valutazione medica, trattamenti mirati, nutrizione e movimento. Da qui discende anche il mio modo di intendere la longevità: non allungare la vita, ma custodirne la qualità, mantenendo nel tempo energia, lucidità, forza e autonomia. Tutto comincia dalla misura — composizione corporea, biomarcatori, età biologica, funzionalità — perché ciò che si misura si può accompagnare. Nella stessa logica, medicina estetica e riabilitazione funzionale avanzata lavorano sulla stessa materia, la qualità dei tessuti: la prima agisce sulla pelle con tecnologie non invasive e protocolli rigenerativi, per valorizzare senza trasformare; la seconda su fascia, postura, mobilità e controllo motorio, per restituire un movimento efficiente e libero dal dolore. Un corpo che si muove bene, del resto, si riflette anche nell'aspetto.
Ho trovato in ADLER il contesto naturale per questa visione. Qui la cura della persona, il tempo dedicato all'ospite e il rapporto con il paesaggio non sono una cornice, ma parte del percorso terapeutico: il silenzio, il ritmo delle giornate e la qualità dell'ambiente sostengono ciò che la medicina propone. Il mio focus si riassume in una scelta: ascoltare prima di prescrivere. Ogni percorso parte da una valutazione medica approfondita e si costruisce sulle priorità reali della persona, con pochi interventi scelti bene invece di una somma di trattamenti. L'obiettivo non è l'esperienza di pochi giorni, ma ciò che resta: abitudini sostenibili e una consapevolezza nuova del proprio stato di salute, da portare con sé ben oltre il soggiorno.